Luigi Settembrini di Luigi Giannotti
Il congresso di Vienna nel 1814, dopo la sconfitta definitiva di Napoleone, aveva voluto rimettere sul trono i legittimi sovrani. Forse si sarebbe potuto salvare solo Gioacchino Murat per intercessione dellInghilterra, che vedeva in lui un uomo saggio e liberale
Ma purtroppo, prevalse, per sfortuna dellItalia meridionale, la volontà di tutti i sovrani e i primi ministri, che ritenevano conclusa la tempesta Napoleonica, a rimettere sul trono i legittimi sovrani.
Costoro non tennero per nulla conto delle conquiste di libertà e di progresso civile, che rappresentava ormai il codice napoleonico e lattività politica dellimpero ispirata alla grande rivoluzione francese. I popoli dellEuropa si trovarono dopo alcuni decenni a respirare unaria repressiva dingiustizie sociali, sprofondando di nuovo nel medioevo.
Ed ecco incominciare a nascere sette segrete, movimenti insurrezionali come quelli del 1820/21 ed una grande contestazione da parte degli uomini di cultura.
Pertanto in alcuni di questi Paesi si richiedeva al sovrano una costituzione ed in altri lunità della Nazione.
In Italia, nei vari Stati, le sette segrete ad ispirazione della massoneria sorsero come funghi e grandi pensatori come Gioberti, DAzeglio, Rosmini, Settembrini, Spaventa, Cattaneo, Pellico, Poerio e tanti altri iniziarono unattività culturale e politica per il problema delluni-ficazione dellItalia e di progresso civile.
Luigi Settembrini, che nelle storie della letteratura odierna viene insieme al Pellico ed altri menzionato solo come un memorialista del Risorgimento, oggi, per lattentato che viene fatto allUnità dItalia, é da rievocare e da tenere in grande considerazione per la sua opera continua di educazione verso i giovani al rispetto dellItalia Unita.
Ed il suo pensiero deve essere paragonato a tutti i grandi pensatori del Risorgimento. Luigi Settembrini nacque a Napoli nel 1813, figlio dellavvocato Raffaele, nato da Vincenzo Settembrini di Bollita. Egli, nelle sue Ricordanze, cita più volte il paese di cui era oriundo, venendo qualche volta, forse, a riposarsi a Bollita, oggi Nova Siri, dove sembra che avesse scritto alcuni passi della sua opera più conosciuta.
Certo é che nel 1871 insieme al figlio Raffaele ed al fratello ebbe in Bollita la cittadinanza onoraria.
Studiò in un Collegio di religiosi, uscendo, come lui stesso dice e come dirà anche nelle sue Ricordanze Francesco De Santis, con la mente ottusa e soltanto iniziando lo studio in giurisprudenza riuscì ad allargare i suoi orizzonti cultuali,
Ma, dopo qualche esperienza di avvocatura, iniziò gli studi delle lettere rifiutando quel mondo di cavilli giuridici e di ingiustizie.
Una volta laureatosi in lettere vinse la cattedra al Liceo di Catanzaro; ma lì, avendo iniziato una attività politica contro il governo corrotto del sovrano e le ingiustizie perpetrate, fu arrestato nel 1839 e condotto a Napoli.
Rimase in carcere per tre anni; ma in seguito, come dice nelle Ricordanze, vedendo il feroce ministro Del Carretto scendere dalla carrozza per entrare nel suo palazzo e far buttare dal suo portone una povera donna con quattro figlioli, la quale si era avvicinata a lui per una supplica, decise di iniziare a scrivere una denuncia pubblica contro il governo e la sua amministrazione.
Scrisse La protesta del popolo delle Due Sicilie, un opuscolo violentissimo contro il Sovrano. Soltanto gli scritti di Tacito contro gli imperatori romani possono uguagliarvisi, e forse anche la protesta tremenda, che un secolo dopo farà il grande storico olandese Jon Huizinga, nella Crisi della Civiltà contro il nazismo, e quella del grande scrittore Herman Hesse contro l'imperialismo tedesco durante la prima guerra mondiale. Codesto opuscolo, stampato clandestinamente, venne propagandato per tutto il regno. Avvenne che un giovane buttò sulla carrozza di Ferdinando II tale invettiva facendolo inviperire.
Il Re prese il libretto, lesse il titolo e scrollò il capo. La polizia non riuscì a trovare l'autore dell'opuscolo. Ma per timore che potesse essere individuato, taluni amici gli consigliarono di abbandonare il regno. Anche perchè temevano che continuasse nella sua opera di attacco all'attività reazionaria del governo.
Egli partì per l'esilio; ma una volta sbarcato a Malta ritornò in Italia, non continuando il viaggio per l'Inghilterra, avendo avuto notizie della rivoluzione di Palermo. Giunto a Napoli seppe della promulgazione della Costituzione.
Il suo amico Carlo Poerio gli affidò un grande incarico al Ministero. Ma non accettando quel mondo di intrighi della burocrazia, dette le dimissioni. Fondò con il filosofo Silvio Spaventa l'associazione La Società dell'Unità d'Italia.
In lui, il grande sentimento e lideale per lUnità dItalia con la cacciata dei Borboni era sempre presente ed il fine ultimo della sua vita. Ma la polizia lo arrestò e venne rinchiuso nel carcere di Santa Maria Apparente il 23 giugno 1848, contemporaneamente a tantissimi patrioti, che avevano aderito alla Giovane Italia.
Il processo durò due anni e, dato il grande prestigio di cui godeva Settembrini in Inghilterra, vi assistette lambasciatore inglese ed addirittura un grandissimo uomo di stato di formazione liberale: Guglielmo Gladstone,
Purtroppo, venne condannato alla pena di morte. Ma per la grande popolarità di cui godeva ne fu risparmiato e condannato allergasto-lo, e rinchiuso insieme ai criminali comuni.
Ma per il Re tenere in carcere codesta persona così prestigiosa era un tormento, perché gli avrebbe causato delle ostilità maggiori da parte dei patrioti e screditato presso gli altri regnanti.
Così dopo dieci anni di prigionia, il 17 gennaio 1859, venne liberato e fatto imbarcare con molti compagni. Sbarcò in Irlanda, ritornò in Italia ad Unità raggiunta. Accettò la Cattedra di Letteratura italiana nella città natale, potendo finalmente godere della compagnia di amici usciti dalle carceri, del grande letterato De Santis e dei suoi cari.
Questa sera, nel rievocare per sommi capi la figura del patriota e dello scrittore,dobbiamo tutti impegnarci nel continuare ad onorario e promuovere tra i giovani gli studi di costui, in modo più approfondito e critico,
Il primo premio in suo nome devo essere visto come l'iniziale tentativo di valorizzazione della sua personalità in mezzo ai cittadini di Nova Siri, che possono considerarsi suoi compaesani.
Invitiamo altresì le autorità a far proseguire codesto premio in suo onore e ad istituire nel palazzo dei suoi avi una Fondazione per continuare gli studi.