I MARTIRI DI CEFALONIA
S’alza per l’aèr in sul far l’aurora
Rosea una nube, vien da l’oriente;
D’Alme, d’Eroici spìrtì, agil prora,
Der l’ Ital lido, drizza di ponente!
Cadde la falange, al tèuton “mora”,
Con più raffiche, quando
¢l Sol nascente;
Romualdo,
¢l Cappellan invan implora,
Di quegli eroi, la colpa innocente!
Cadder da forti, genuflessi a Dio,
Quegli, impartendo l’assoluzione;
Di si esecrabil delitto il fio,
Obliar giammai potrà nostra regione!
Di lagrime, già, versa immenso rio.
Quel popolo caduto in abbiezione!
22-24- Settembre 1943
L’ IRA
Abbandonato all’ira dove vai,
Forse ignori che, cieco, divenuto,
Credi d’avere la vista che non hai,
E corri, a rischio, il meno conosciuto?
Ospedali, sepolcri e quanti mai,
Criminali, parlate, se, veduto;
Minore il numero, dei tanti guai;
Che l’ira, in voi, portò qual suo tributo.
Non cui bolle, pien d’ira, il core acceso,
In sé stesso ha cagion di raffredarsi,
ch’ei sensitivo, è, più di quel ch’offeso;
Chà l’ira non si accenda non può farsi,
Ma porre un tempo, in mezzo è contrappeso,
Che all’offensore, al collo, va appiccarsi.
LA FORTUNA
S’ inganna chi, crudel, la vede e chiama
Perché suo vezzo di scherzar con tutti;
Ed ha talvolta modi strani, o brutti,
E, raramente, vien qual un la brama!
E’ bizzarra, corriva, tanto che ama
Seguir chi pazzo è, sì che la ributti;
E i voti suoi non stimi, ancor distrutti,
Finchè suicida l’uomo non s’infama!
Ahi, quanti male riposer, nemici,
Di sé stessi; agli inviti ripetuti;
Di lei bramosa di farli felici!
Se capricciosa, noi saremo astuti,
Per afferrarla; su per le pendici,
Degli ardui monti isteriliti e muti!
LA TRAVERSIA
1
Vedi la canna
Com’è cedevole!
Il vento, inganna,
Mentre è pieghevole!
2
Cessato il vento,
Quasi un portento,
Ritorna dritta
La canna fitta!
Qual non piegata
Non mai spezzata…
3
Soffriamo, senza perderci,
Di spirito o coraggio;
A Marzo segna Maggio;
A notte, non disperderci,
Il sol ritornerà,
E via da voi si fa!
LA ROSA
Bella, dei fiori, la regina eletta,
Muovi ne l’alma li più dolci sensi;
Sicchè, rapita, liberata e schietta,
Par che s’astragga fra celesti ascensi!
Ah, se l’uomo sentisse la perfetta
Idea, dei belli tuoi colori accensi;
Con un’alma gentil, quasi angeletta;
Schiferebbe i pensier, brutti e malensi.
Ma se lo spirito umano fa progresso
Perché sospira a conquistare il bello,
Egli è, per questo, che ti viene appresso!
E l’uomo adulto, non il giovanello
Inviti, saggia, e l’imprudente accesso;
Punisce, la tua spina, in lui ch’è bello.
IL PIAVE
Celeri, l’onde, di sangue tinte,
Crespe, scendean, sussurrando al mar,
E, del nemico, sopraffatte vinte;
L’atterrite schiera, i nostri a riguardar!
Su quegli aspri monti, ù bald’e fieri,
Calar un dì, sicur de la vittoria,
D’egli Itali petti, di quei bersaglieri,
Di fanti, alpin, d’artiglier la gloria;
Le rimandar, disfatti ed avviliti!
Di gioia, un canto, s’unì a quell’onde;
E, da quei cori, da quegli alm’arditi,
D’ogni lido, un’eco ù su le sponde!
D’antica Roma, quei ricordi aviti,
Di gloria, i lauri rinnovar le fronde!
IL TRAMONTO
Cupa e nera, che si protende al mare,
Una gran striscia, selva del pantano;
Mia terra circoscriv’; ognor più rare,
Del dì l’ore, ed ‘l sol, che par lontano,
si disperde, lento, nel tramontare!
I lunati, all’erba, scampanando,
Più lena ripiglion, sull’annottare;
La gente, affaticata, in rincasando,
Saluta, il dì, nell’opr’ ognor eterne;
Che si perpetuan, inginitamente,
Si, come l’altre sfere a noi superne!
Ma, nell’armonia, che sì dolcemente,
Natura, l’almò; si concerne;
profondo, un mister in cor e mente..!
A noi, mortal, consente..
Viver la vita, ignar del futuro,
Ch’ad indagar, si mostra vie più scuro!
IL VOLONTARIO
1
Solca il vapore,
Del mar le onde;
Le nostre spose,
Già tremabonde
Senton nel core
Le rosse rose!
2
Son rose di vita
Son rose di morte,
Son rose di gloria,
Di nostra coorte!
Il vessil di vittoria
A la rosa ci addita!
3
Solca, o battello,
con gran premura;
Giù in quell’ ostello
V’è una pianura;
Stanvi schierati
I grandi armati!
4
E non andrà gnari,
Del rombo il cannone,
Tra i falasciari
Sarà distruzione!
E’ gran nostro disio,
Ch’invochiam Dio!
5
E il sibilo de la mitraglia,
Sia lo scompiglio de l’abissino!
Darà l’inizio de la battaglia,
Quel tredicenne tamburrino!
Fuoco, dai petti, dal mar dal cielo;
Di morte, aleggia, immenso velo!
6
Solca, o vapore, l’onda turchina;
Zefiro, voli, a la mia bella;
Dimani o l’altro, da la banchina,
Parte un messaggio, a la mia sposa:
“Se io ritorno è la gran stella;
Se io vi lascio, avrai una rosa”.
OBLIO
1
In mezzo a deserta solitudine
Corron le ore; e, d’un vuoto tremendo,
Di nostalgico amore, orrendo,
Rimpiango la pia solitudine!
2
Vecchi ricordi, dubbi d’avvenire,
Mi fan sentire una intera pena;
Che mi avvince, con invisibil catena,
Da farmi vaneggiar, ahimè, morire!
3
Domando, nel mio cuor, la cagion
Se è proprio amor, che mi tormenta;
Ma una interna voce che spaventa,
Dicemi:” Obliasti? Tu sei prigione”!
4
Oh Dio, qual mai delitto occulto
M’ha reso, inver, al mondo penitente?”
Se forzar potessi la mia mente,
Ravviserei che, niente, va inulto
5
Di quanto, l,uomo, puossi addebitare
Su questa nostra misera terra;
Ove, ogni mistero, in lei riserra;
E’ legge, fatal, il suo pensar!
6
Nel silenzio, così, la pena sconta,
Con un martirio che sa di mistero;
Con un profondo ma impenetrabil vero;
a l’origin, di colpa, egli rimonta;
7
Ma i suoi lamenti se ne vanno al vento,
Che alm’alcuna non gli presta fede;
Della pena che sconta, è pur non creda;
Dell’amaro, nel coro, che l’è tormento!
8
Dunque il destin de la gent’umana,
Celasi, in un velame profondo..!
E, dell’animo nostro, cogitabondo,
Voce, di lamento, che sembra strana;
9
Ci opprime, consuma lentamente;
Da desiar,così, la morte eterna,
Che, del mondo, inter ella governa,
Di vita, i destin, di nostra gente.
BEL MONDO ADDIO
1
Politico spettacolo de mondo,
Avanti a cui lo sguardo si richiude
Nel sentimento che ne vien profondo,
Ch’ogni speranza di capirti esclude:
Addio bolgia ed Eden universale,
Con la stanzetta mia, mai sempre uguale
2
Addio terra, che fiori cacci ed oro,
Di monti e fiumi bellamente ornata,
Da mille suoni rallegrata a coro;
Di piaceri e d’amor, sede beata;
Addio, dall’onde tue, prezioso mare;
Fraganti aurette, non più a respirare!
3
Bello dagli astri, infino negli abissi,
Incanteresti sì, lo spirito umano;
Se, da punti, che stanno in te confissi,
Innalzato non fosse al tuo sovrano;
In lui,che spiego questa ma portante,
Infinità di globi, ognor, rotante!
4
Addio, dei secoli, vita futura;
Che un dì ti salutai, di me ricorda:
Se vivo, a te guatai lontana, oscura,
Al tuo sole, al tuo mar, lo spirito abbore
Con la voce che lascio ‘n questa rima:
Canza il male, a l’error, di quei di prima!
5
Terra, se mai ti muovi non sfondare,
Là, dove il cenar mio sta a riposare;
Acque filtranti, sotto terra andando,
Fermate, un po’, finch’esso va posando
O stelle, già da me tanto guardate,
cessato il vento, la mia polve aunate!
PRIMAVERA ETERNA
Cadon le foglie d’autunno morente,
Ma non son che foglie di pianta umana;
Ch’ingiallita, chi verde, chi nascente;
Son tutte vite, de la pianta arcana!
Cadon le foglie, e sempre si rinverde,
Di frutti svariati, essenz’e colori;
Quandanche la tempesta lor disperde,
Si rinnovellano, ù primaveril amori!
I frutti che lasciano, eternamente,
Son quelli di cerebro pensiero;
Quando ‘l vento, rugge, impetuosamente,
Splendori di frutti, allor ne l’aer nero!
E’ il pensier uman, che, er la sua mente,
Di luce, splende, ‘n notte, ‘l mondo intero.
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