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La scoperta è frutto di una ricerca dell'avvocato Stigliano

I versi ispirati di Orazio Orioli nella memoria storica di Nova Siri

di giuseppe rotunno

NOVA SIRI -


"Ci sono cose che vanno raccolte prima che se ne perda la memoria". Così la chiosa d'apertura alla ricerca curata da Carmine Stigliano per conto dell'associazione cul­turale Sud "Gigi Giannotti" di Nova Siri su Orazio Stanislao Orioli, "poeta dello Jonio mare".  Nel presentare alcune poesie e prose tratte da Zefiri d'Elicone la professoressa novasirese Maria Carmela Stigliano ricorda che Orazio Stanislao Orioli visse negli anni difficili del pri­mo e del secondo dopoguerra. Egli nacque a Nova Siri il 19 gennaio 1890 da Gaetano e Maria De Bono. E nel paese del Basso Sinni il poeta ha trascor­so tutta la sua esistenza terrena, conclusasi ad appena 65 anni. In lui l'amore per gli affetti ed il rispetto della famiglia, ereditati dalla madre, e uno spirito austero e fedele agli ideali più autentici, propri del nonno paterno Antonio, medico borbonico, e del cugino da parte di madre, Emilio De Bono, generale d'Italia. La scoperta del poeta e scrittore novasirese, uno dei tanti geni dimenticati di una Lucania chiusa nel suo orgoglioso riserbo, è opera di Carmine Stigliano, giovane avvocato del paese ai confini con la Calabria, che da alcuni anni, in maniera certosina, sta raccogliendo notizie e documenti su alcuni suoi concittadini "dimenticati e trascurati". E così, - dice Maria Carmela Stigliano nella sua breve prefazione all'opuscolo della "Gigi Giannotti" -'l'acuta introspezione e la tendenza alla meditazione portarono Orazio Stanislao Orioli ad abbandonarsi alla poesia, di qui le numerose rime, dettate tutte dal cuore e dall'animo pervaso dall'anelito di libertà". Molti di questi manoscritti, tra cui le prose e le poesie raccolte in Zefiri d'Elicona del 1939, pochi anni prima della sua morte, sono state accuratamente raccolti e ordinati da Carmine Stigliano, che insieme al presidente della Sud "Gigi Giannotti", ha curato l'opuscolo con lo scopo dichiarato di far conoscere "un lucano che non è più tra noi, ma vive nella nostra memoria storica". E in questi versi si parla de       ” I martiri di Cefalonia", dove in una nube rosea che vien da ponente "cadde la falange, al tèuton mora, / con più raffiche, quan­do i sol nascente; / Romualdo, i Cappellan invan implora, / di quegli eroi, la colpa innocente! / Cadder da forti, - scisse il Poe­ta - genuflessi a Dio, / Quegli, impartendo l'assoluzione; / di si esecrabil delitto il fio, / obliar giammai potrà nostra regione! / Di lacrime, già, versa immen­so rio. / Quel popolo caduto in abbiezione! " E, il tema della tragedia di tutte le guerre è evidente anche nei versi de "il Piave", dove Orioli ricorda che le "celeri, onde, di sangue tinte, / crespe, scendean, sussurrando al mar, / e, del nemico, sopraffatte vinte; / l'atterrite schiera, i nostri a riguardar! ";

e, ancora, ne "il Volontario", dove narra di un giovane su un battello a vapore che "con gran , premura", va incontro alla battaglia con il pensiero rivolto "a la mia sposa: / se io ritomo è la gran stella; se vi lascio, avrai un rosa", convinto che, comunque andrà a finire "son rose di ' vita, / son rose di morte/ son ro­se di gloria, / di nostra coorte! ".

Ma nei versi del poeta nova­sirese vi è anche il fascino offerto dall'esclusivo panorama novasirese. "Cupa e nera, che si protende al mare", così appare al Nostro il Tramonto del Bas­so Siimi: "una gran striscia, selva del pantano; / mia terra circosciv; ognor più rare, / del di l'ore, ed sol, che par lonta­no, / si disperde, lento, nel tra­montare! ".

Spettacolo unico ed esclusivo che "natura l'almo; si concerne / profondo, un miste in cor e mente...! / A noi, mortal, consente... / vivere la vita, ignar del furto, ch'ad indagar, si mostra vie più sicuro! ".

 E Orioli descrive anche la "Primavera eterna" che regna in questo dimenticato angolo della Lucania: "Cadon le foglie d'autunno morente - dice - Ma non son che foglie di pianta uma­na, / ch'ingiallita, chi verde, chi nascente; son tutte vite, de la pianta arcana! / Cadon le fo­glie, e sempre si rinverdì, / do frutti svariati, essenz'e colori...

 

     

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