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I RAPPORTI TRA LA FAMIGLIA SETTEMBRINI E NOVA SIRI
di Gaetano Stigliano Il 10 aprile1872 da Napoli, dove era Rettore dell'Università, così scriveva Luigi Settembrini al sindaco di Bollita: Signore, per mezzo del dottor Orioli ricevei una deliberazione di codesto Consiglio comunale che nomina cittadini di Bollita me, mio fratello Giuseppe, e mio figlio Raffae!e. In nome mio, e di mio fratello e del mio figliolo, io ringrazio Lei ed il Consiglio comunale dell'onore che ci ha fatto, e che ci è molto caro perchè ci viene dalla terra che fu patria di nostro avo Vincenzo Settembrini e dei nostri maggiori che costà riposano. E con ogni osservanza la riverisco. Il latore della delibera, Antonio Orioli, era medico e consigliere comunale e, in tale veste propose che venisse riconosciuta la cittadinanza onoraria a Luigi Settembrini al quale era legato da profonda amicizia. La lettera di ringraziamento al sindaco di Bollita, Domenico Spanò; veniva scritta dal Settembrini quando, con un decreto di Vittorio Emanuele II, datato 8 marzo 1872, era venuto il tanto sofferto cambiamento onomastico da Bollita a Nova Siri per cui era ignorato dal Settembrini che cita ancora Bollita. Nella delibera di concessione di cittadinanza si legge che i Settembrini avevano acquistato un nome storico per le loro conoscenze ed opere scientifico-letterarie e pel loro martirio politico sotto il regime dei Borboni ... e per aver dato i natali allantenato avvocato Vincenzo Settembrini. Quest'ultimo era figlio del dott. Francesco Antonio e di Cristina Pavese. Dalle rivele del Catasto Onciario di Bollita del 1743 risulta che il dott. Settembrini, bisnonno di Luigi, era proprietario di 61 tomoli di terra sparsi in quasi tutte le contrade del territorio di Bollita e una casa palagiata, cioè un palazzo che, certamente è quello ancora esistente nel centro storico.
Ancora giovane, Vincenzo Settembrini lasciò Bollita insieme ad altri due avvocati: Francescantonio Salerno e Francescantonio Giampietri. Mentre il Salerno ed il Settembrini si dedicarono soltanto alla carriera forense, il Giampietri si dedicò alla politica e, come assertore del regime borbonico ed uomo di cultura (ho avuto modo di avere le sue opere che risultano essere molto erudite) venne nominato Direttore di Polizia per combattere la Carboneria. Ma mal gli incolse perchè nel febbraio del 1820, esattamente l11, venne sequestrato di notte da unorda di fanatici carbonari e trascinato sulla spiaggia di Margellina, dove venne assassinato con 51 pugnalate. I suoi sicari furono individuati, processati e condannati, alcuni a morte, altri al carcere. Ma torniamo al nonno di Luigi. Nelle Ricordanze della mia vita, il Settembrini dice che il nonno era di Bollita paesello di Basilicata sul mare Jonio e che, come si è detto, stabilitosi a Napoli, si sposa tre volte ed ebbe 24 figli. Durante la sua carriera si occupò di cause civili per parte della Chiesa di Bollita o di cittadini privati. I suoi interventi si potrebbero consultare nell'archivio comunale di Nova Siri se venisse riordinato e le molte carte interessanti sottoposte all'attenzione degli studiosi di storia patria. Uno storico calabrese, anni fa, si è occupato della figura di Luigi Settembrini che sostiene essere originario della vicina Nocara e che, un manoscritto da lui consultato, indica una casa diruta all ingresso di questo comune la quale, nella memoria dei vecchi, doveva essere di proprietà dei Settembrini, ed anche perchè, sempre a Nocara, persiste il cognome dei Settembrini. Si può presumere che il manoscritto su Nocara potrebbe essere un tevamina mentis, oppure unesaltazione del proprio casato od altro ma che non trova credibilità presso i posteri perchè manca lapporto dei documenti. Ed il casato dei Settembrini a Bollita è ben documentato dal citato Catasto Onciario, dalla presenza della casa Settembrini e dalle citazioni dello stesso Luigi. Luigi Settembrini visse 63 anni (era nato a Napoli nel 1813, vi morì nel 1876) che furono molto movimentati per cause politiche, soprattutto. Iniziò a studiare nel Collegio dei Maddaloni ed il padre, Raffaele, avvocato ed ex patriota nel 1799, lo avviò agli studi di giurisprudenza che frequentò con malavoglia. Morto il padre nel 1830, si dedicò agli studi umanistici che, nel 1835, con un concorso, lo portarono ad occupare la cattedra di Eloquenza nel Liceo di Catanzaro. Quivi, il suo spirito di patriota ribelle alla tirannia borbonica, trovò il terreno idoneo per fondare Ia setta dei Figliuoli della Giovine Italia, la quale, sebbene richiamasse nel nome la Giovine Italia del Mazzini, nulla aveva a che farvi nelle idee e nei contenuti. Da Catanzaro, la chiesa così come veniva altrimenti chiamata la setta, si diffuse sui centri dell’Alto Jonio Calabrese. Una chiesa fu creata ad Amendolara dai fratelli Vincenzo Messuti (o Mussuto) e Pasquale, medico, imparentato con la famiglia Falabella di Bollita, dove il medico cre ò una chiesa cui aderirono 65 cittadini con a capo il sacerdote don Giuseppe Pastore nelle vesti di gran sacerdote e don Fedele Giannotti come gonfaloniere.A livello politico, la setta dei Figliuoli aveva il compito di reclutare volontari per l’imminente insurrezione in Calabria, mentre, a livello locale, c’era l'obiettivo di mettere mano su fondi rimasti senza assegnatari fin dal 1806, anno della eversione della feudalità. Quindi, borghesi e comunisti, ossia quei ci ttadini poveri che aspiravano ad avere quote di terreni di proprietà comunale, abbracciarono la causa della setta con tutte le conseguenze che ne derivarono e, che a volerne parlare, sarebbe lungo ed inutile per questo tema. Scoperto, il Settembrini venne arrestato e rinchiuso in carcere con altri amici, ma si difese bene e scontò solo 1 1 mesi di pena. Licenziato dai liceo di Catanzaro, si guadagnò da vivere impartendo lezioni private.Patriota indomito, non si lasciò intimorire dalla pena e pubblicò La protesta del Popolo delle Due Sicilie, una rovente accusa alla tirannia borbonica che lo spinse a fuggire a Malta. Ritornata, dopo la promulgazione della Costituzione del 1848 a Napoli, ebbe da Carlo Poerio, Ministro dell’Istruzione, la carica di Capo-divisione cui rinunci a due mesi dopo perchè nauseato dai favoritismi e con la carica anche alla pensione, che disse di non aver meritato con due mesi appena di lavoro.Quindi, con altri patrioti fondò la Grande società dell'Unità italiana per cui venne di nuovo arrestato e condannato a morte. Ma anche questa volta la scampò e, raggiunta l’ Unità d’Italia, divenne Rettore dell’ Università di Napoli e si dedicò agli scritti biografici, le già citate Ricordanze, Legioni di Letteratura italiana, l’Epistolario e le traduzioni dal latino delle opere di Luciano fatte in carcere. Continuare a parlare di Luigi Settembrini come patriota e come letterato, porterebbe via molto tempo, per cui ritorno ai rapporti della sua famiglia con Nova Siri. La cittadinanza onoraria e la visita del figlio Raffaele a Bollita fecero s) che tra i Settembrini ed il paese di origine del casato si instaurassero, dopo circa un secolo, i vincoli familiari, e si scoprissero legami di parentela dimenticati con la scomparsa del nonno Vincenzo.Infatti, nella sua venuta a Bollita, Raffaele Settembrini scoprì una parentela con la famiglia Battifarano e, per circa un decennio si sviluppò uno scambio epistolare e di doni (i Batt ifarano mandavano a Napoli salami e prodotti ortofrutticoli). I Settembrini ricambiavano con acquisti per lavori muliebri, introvabili in un paesino come Nova Siri.In una delle lettere, Raffaele annunciava una probabile visita del padre a Bollita, cosa che non avvenne perchè, dopo il ritorno da Londra, non trovò quella serenità sognata nelll’ergastolo, ma inattesi dolori che distesero un 'ombra negli ultimi anni della sua esistenza. Spesse volte Raffaele affermava di trovarsi bene sulla sua nave, la Palestro e di soffrire malanni fisici e morali, ma che era contento perchè amante della solitudine. Al di là dei sentimenti di parentela espressi con sincerità, nelle lettere di Raffaele si evince un sincero attaccamento per Nova Siri, culla dei suoi avi espresso con pensieri gentili dai quali scaturisce un sentito orgoglio per la partecipazione dei cittadini di Bollita agli eventi storici più significativi del Risorgimento. E vorrei concludere con un giudizio del grande critico Francesco De Santis nella presentazione della prima edizione delle Ricordanze: Nato a patire più che a fare, nato al martirio pi ù che alla vittoria, santo tra santi, di una fede tanto più ardente quanto più pura di ogni interesse personale. |
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