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RICHIAMI DI TERRA 3° Rassegna di Arte Contemporanea
Richiami di terra: un titolo
talmente evocativo da racchiudere tutto il vissuto di milioni di persone che ci
hanno preceduto e delle altre generazioni che seguiranno. " Chi è passato prima di
me, di me ha lasciato orma", scriveva un grande conterraneo, Raffaele
Carrieri, e non può che essere così se in tutto quello che ci circonda,
nell'aria che respiriamo, nel suolo che calpestiamo, sono racchiusi le nostre
origini, la nostra storia, il vissuto di ognuno di noi che segna il DNA di
generazioni e generazioni, trasmettendo dolori, speranze, illusioni. Nelle opere presenti in mostra
par di sentire gli odori della terra che ha dato i natali agli autori, se ne
riconosce il segno a prima vista, se ne apprezza il taglio deciso, forte e
autobiografico senza mediazioni, senza esteriori eleganze o ricercatezze
formali. Così che nelle performances di
Teresa Follino, nelle laceranti ed accorate tele di Gaetano Dimatteo, nelle foto
di Michele Del Vecchio (veri e propri attimi rubati alla vita e fissati per
sempre nella loro accorata e palpitante umanità), nelle installazioni materiche
di Giulio Di Mitri - nelle quali si combinano ed amalgamano rimandi emozionali,
brandelli di altre vite e di altri mondi ed elementi più freddi e materiali - o
nelle sculture di Sante Polito, vere e proprie sedimentazioni della memoria e
rappresentazione stratificata del loro stesso essere elementi di un tutto, in
questo processo di riconduzione a rappresentazione riconoscibile delle origini, sono sempre presenti le radici:
odiate, rimpiante, evocate. Una grecità universale e non classificabile, una
meridionalità di sensazioni, cosmiche e rudi, senza concessioni a facili o
lacrimose nostalgie. Sosteneva Carrieri che: "
L'antichità dalle mie parti non può essere
riassunta in un manuale di archeologia. I muratori che costruiscono le
case trovano punti d'appoggio sui fusti delle colonne che spuntano dal
terreno". L'operazione, riuscita, è
quella di riunire in un solo spazio (quello espositivo di Nova Siri) un coro
polifonico di voci che, accordandosi via via, finiscono per essere talmente in
sincrono da risultare una sola: armonica, dalle mille sfumature ma espressa in
un'unica frequenza musicale che raccoglie in sé esperienze, momenti di sintesi
e ovattati rumori di battaglie personali: alcune vinte, altre perse. Tutte le esperienze, però,
anche se maturate in piena autonomia, a latitudini diverse e con tecniche che
sembrerebbero distanti l'una dall'altra, hanno in realtà in comune la cifra
d'origine; quella ricerca di un "dentro" profondo che solo un artista
riesce a cogliere in tutte le sue implicazioni e a tradurre in "fatto
artistico". E' abbastanza leggibile, in
tutte le opere presenti in questa seconda rassegna, non a caso intitolata
"Richiami di terra", il conflitto interiore che sta alla base di
ognuna di esse, la ricerca appassionata di verità nascoste, l'assenza di ogni
facile rimando al bello, tradizionalmente inteso, e di così tranquillizzante
lettura per un pubblico poco attento. In queste opere, invece, si
ritrova tutto il conflitto interiore che porta un pittore, uno scultore o un
fotografo a diventare "artista" in senso pieno e totale ed è, così,
agevole ritrovare in ognuno dei cinque artisti proposti, le stesse profonde
motivazioni che il già citato Carrieri, parlando di sé e di Migneco, poneva
alla base del suo "fare": "Il diavolo che entrambi portiamo sotto
la pelle è meridionale…Abbiamo in comune la stessa infanzia trascorsa sulle
spiagge più antiche e più povere delle coste italiane. Davanti agli occhi
sempre aperti vediamo il mare, alle spalle, i boschi di agrumi, i vigneti, le
capre, gli asini che ragliano mostrando le rozze tastiere dei denti. Come se il
sole della nostra infanzia fosse un altro animale mitologico con la testa d'oro
bollente. Fra bestie di terra e bestie di mare: asini, tori, buoi, granchi,
sarde, lucertole, anguille. E le famiglie dei pescatori che riparano le reti
come ai tempi di Omero sono la miseria del mare: le facce intagliate da un
milione di anni di venti contrari". Come non ritrovare nelle
bacheche di Giulio Di Mitri quell'animale mitologico "con la testa d'oro
bollente" o nelle foto di Michele Del Vecchio gli stessi volti arsi dal
sole, le stesse rughe ed
espressioni, le stesse facce "intagliate da un milione di anni di venti
contrari"? E come non riconoscere nelle
litologiche composizioni di Sante Polito, le comuni introiezioni di intere
popolazioni che convivono da millenni con fiumare e calanchi? E le lacerazioni e ri/composizioni
di Gaetano Dimatteo, non sono forse la sintesi delle mille contraddizioni e
delle altrettante ricuciture operate da gente che alla terra ha strappato
territori, che su quella terra ha vissuto, sofferto, costruito? E per le suggestioni evocate
dalla continua ricerca artistica di Teresa Follino, da quelle sue contaminazioni
spazio-temporali sempre tese a carpire alla natura, alla luce, ai colori, la
loro più profonda essenza e disvelarne gli aspetti più segreti, non è lecito
dire di lei e della sua ricerca quello che Carrieri diceva di sé: "La mia
musa è una bestia che cerca acqua: acqua da bere, acqua da mangiare…La cerca
nel sottosuolo"? In questo modo, da voci che si
levano da punti diversi, da regioni contigue (quali appunto la Puglia e la
Lucania), da esperienze e tecniche dissimili tra loro, in questi "Richiami
di terra" tutto si fonde, tutte le esperienze trovano cittadinanza e si
riconoscono in un unicum che ha radici vaste e profonde con origini comuni. In questa rassegna, convitato
di pietra e protagonista assoluto è Rea, la madre, l'origine di tutto ciò
che inconsapevolmente fummo e siamo. E, per rimanere in ambito
mitologico, è la riproposizione del mito di un semidio, più volte atterrato da
Ercole ma che, proprio dal contatto con la terra (la madre), traeva rinnovata
energia e si rialzava per combattere ancora e ancora. Ecco in che cosa consiste il valore di un'operazione siffatta: dare a tutti la possibilità di ascoltare le "voci di dentro", quelle sopite ed inespresse che, solo la sensibilità degli artisti proposti, è riuscita a tradurre e a riportare nell'alveo del comune ed universale patrimonio genetico.
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