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2002

RICHIAMI DI TERRA2

3° Rassegna di Arte Contemporanea

5- 14 Agosto 2002 Nova Siri centro storico- Basilicata

Contributi critici:  Piero Ragone, Arturo Tuzzi

Espongono:  

GAETANO DIMATTEO  MICHELE DEL VECCHIO

GIULIO DEMITRI

SANTE POLITO TERESA FOLLINO



 
 

Tra memoria e miti

di Piero Ragone

  Dopo un anno, il centro storico di Nova Siri torna a ripopolarsi di testimonianze e presenze artistiche. Gli echi di “Richiami di terra” hanno prodotto altri fermenti e nuove aggregazioni. L’intuizione che in questo luogo potessero convergere e avvicendarsi stimoli ed espressioni di arte contemporanea ha trovato ulteriore  conferma in questa edizione 2002 di Arte Sud. La riproposizione del titolo, con una numerazione che si annuncia progressiva, si muove nel solco della continuità di impostazione delle precedenti esperienze, a cui hanno dedicato energie e risorse organizzatori e sostenitori del progetto perseguito dall’Associazione culturale “Gigi Giannotti” e fatto proprio dal Comune di Nova Siri.

Sul tema della terra (soggetto e oggetto della rassegna) e dei suoi ri-chi-ami, tra assonanze ed evocazioni, con una decisa apertura territoriale verso la Puglia – vicina non solo geograficamente, ma affine per storia, tradizioni e valori – si sono interrogati quest’anno Arturo Tuzzi e la Cooperativa Punto Zero di Taranto.

La trasversalità di visioni e la coralità di produzioni per questo nuovo viaggio della/nella memoria si avvalgono della partecipazione di 5 protagonisti impegnati nei campi della comunicazione visiva, della pittura, della scultura e della fotografia, con forti impronte personali. Al visitatore è lasciata la facoltà e la libertà di identificazione e collegamento delle diverse connotazioni e dei differenti approcci, pur all’interno di una unitarietà e di una matrice comune che dalla realtà quotidiana, dalla sua documentazione, si spinge verso lidi più antropologici, filosofici e immateriali, “vissuti” o sviluppati come ricerca.

Entrando più nel merito di questa indagine, cogliendo le sollecitazioni espresse nelle opere in esposizione, troviamo lo spirito profondo di percorsi, esperienze, studi caratterizzati dalla mediterraneità, dai legami con la natura, i luoghi di appartenenza e la loro storia, da un rapporto diretto, a volte tattile con la materia, i suoi colori e la luce che li anima. In alcuni passaggi e accentuazioni coglieremo il dato estetico, quello umano, l’elemento concettuale o compositivo, o semplicemente il trasporto fantastico o la maturità espressiva, sentiti o proposti come patrimonio culturale non solo dei singoli artisti invitati alla rassegna.

Nelle bacheche “bios-grafiche” di Giulio De Mitri è sintetizzato il percorso esistenziale che attinge al simbolismo, come alla tradizione, e rimette in gioco frammenti, reperti, icone che non tralasciano nessuno degli elementi primari e materici. Vetrine antropologiche che guardano al passato, al classicismo, alla civiltà magno-greca, alla mitologia e li ricollegano, attraverso il ricordo, al mondo magico, contadino e marinaro.

Tra il colore e il bianco e nero Michele Del Vecchio ha selezionato tra le migliaia di scatti del suo repertorio 20 immagini rappresentative della sua profonda attenzione per la gente e per i luoghi. Vecchi e bambini, case e paesaggi, emblemi monumentali e brulli declivi raccontano attimi intensi del suo pellegrinaggio di fotografo tra le terre, la gente e i paesi appulo-lucani, visti sempre con grande rispetto e benevolenza.

Nelle tecniche miste, nei collages, negli assemblaggi tessili e fotografici di Gaetano Dimatteo prorompe la denuncia e il grido silenzioso di dolore che travalica i continenti e approda ad un dramma mondiale ambientato in Afganistan e scaturito dall’attacco terroristico alle due torri di New York. Vittime, lutti, violenza, disperazione, miseria sono documentate dalle immagini di guerra dei cronisti che il pittore scenografo ha rielaborato e isolato, filtrato e colorato, in parte coperte da burqa e trame, tessuti sfilacciati e frange. Dai teatri di morte lo sguardo triste e dignitoso di bambini innocenti e affamati, divorati dalla polvere, ci ricordano il sacrificio e il coraggio della giornalista Maria Grazia Cutuli assassinata sulla strada per Kabul.

E alla donna, alla modella Artemisia, all’angelo Nelchael della musica e della poesia sono dedicati gli ultimi esiti grafico pittorici di Teresa Follino. Una lucana residente in Puglia ispirata da Pollok, che ha sviluppato una sua idea di dripping e che ha praticato performances e installazioni. Il suo rapporto con la tela, con l’azione, il movimento, la pittura, i tagli e gli strascichi propone oggi un ritorno neo figurativo, con nudi ri-vestiti da disegni illusori, sostenuti dal segno sanguigno della matita.

A chiudere il cerchio è Sante Polito con una scultura essenziale, di recupero, attenta ai segni, alle forme, ai decori plastici di derivazione non solo architettonica. E’ la pietra la sostanza della sua comunicazione, depositaria di tutta la storia delle sue origini più antiche e delle sue trasformazioni d’uso. Il dialogo e il contrasto con il ferro e l’argilla si sono rivelati un’utile palestra per incursioni e sperimentazioni sulle variabili tempo e spazio, registrate dalla particolare versatilità e ancora presunta freddezza del calcare.  

      

 

©2008  PASQUALE CHIURAZZI

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