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RICHIAMI DI TERRA2003 a cura di piero ragone 2/16 Agosto 2003 nova siri espongono:
Seguendo il flusso….. Intanto, ampliando i riferimenti territoriali. La valorizzazione delle esperienze regionali non ha impedito di alzare lo sguardo verso orizzonti più vasti. Se da un lato si rinfoltisce la pattuglia di artisti del posto (ben quattro), dall’altro si allarga la partecipazione dei non lucani o di autori che non vivono in Basilicata (altri quattro). Come pure sono quattro i fotografi – e questa è sicuramente una prerogativa esclusiva della rassegna novasirese – che con i loro scatti ci mostrano paesaggi e bacini regionali (Nino Oriolo con i ribaltamenti computerizzati, Franco Piro col documento che rincorre il segno e l’impronta grafica), ma anche specchi lacustri lombardi (Pasquale Chiurazzi con riflessi e duplicazioni digitali del lago di Garda) e rituali indiani attorno al Gange, fiume sacro per antonomasia (ripresi dal materano Gaetano Plasmati in alcuni dei suoi ricorrenti reportage antropologici). Le teste di pietra fluviale “dinamica” scolpita e dipinta da Antonello Leone e i pannelli in metallo e plexiglas di Rocco Molinari ci offrono, invece, uno spaccato di oggetti d’arte contemporanea elaborati nella calda e chiassosa atmosfera partenopea. Per la pittura, l’incontro tra il salentino-bernaldese Salvatore Sebaste e la bolognese Ebe Martelli è sul piano di due impronte stilistiche molto diverse, (per tema, composizione, materiali e colori) pur sempre riconducibili all’astrattismo. Mentre Gaetano Dimatteo con le sue tecniche miste su cartoncino bagna in trasparenze o stacca sui fondi blu-celesti volti, paesaggi, fragranze floreali. Un’installazione curata da Giulio Orioli attingerà invece alla stimolazione sonora e video per accrescere le interferenze percettive legate ai flussi e ai corsi d’acqua. Così, mentre a livello planetario ci si interroga sul futuro e la disponibilità idrica; mentre tecnici e amministratori regionali sperimentano la nascita di nuovi organismi decisionali autoctoni, per ottimizzare la gestione dell’acqua da bere, da destinare ai campi o all’industria, a Nova Siri sono gli artisti a suggerire tracce o a proporre spunti per una riflessione che non si ferma alla problematicità della questione acqua. Nei luoghi dove la storia ha consumato miti e antichi rituali, dove attività produttive e risorse turistiche non hanno vinto la forza dei simboli, torna l’arte con la sua vitalità. Al villaggio club Giardini d’Oriente alla Marina di Nova Siri, con le opere esposte da Dimatteo e Oriolo; nei palazzi Settembrini e Nolfi, nel centro storico a monte, per le rimanenti personali e per la video-installazione. Saloni e spazi aperti della struttura ricettiva da un lato, vicoli, archi e piazzette dall’altro, si animeranno di gente in queste settimane di agosto. Cercando refrigerio alla calura, le vestigia di Torre Bollita o del vecchio castello, i sapori tipici o i siti della toponomastica locale si calcheranno selciati o seguiranno muri di pietra. Si incontreranno frammenti di storie, documenti, elaborati visivi, proiezioni creative frutto di studi, sperimentazioni, ricerche, curiosità di varia ispirazione. Le opere in mostra, anche quelle non suggerite esplicitamente dall’acqua, si segnaleranno per il personale rapporto degli artisti con i materiali, i supporti, le colorimetrie, oltre che per l’idea progettuale e il “trasporto di vissuto” degli stessi autori. Fuori da ogni intento rappresentativo o figurativo, la ricerca di dialogo e “isolamento” di messaggi, l’attitudine alla selezione, alla esaltazione di fattori tattili o visuali, percettivi, estetici o concettuali diventano elemento distintivo dell’abilità e del talento, oltre che della forza di sintesi, di cui si rende interprete ogni artista. E qui, il salto generazionale produce tutti i suoi effetti positivi. L’Acqua, più che vista nelle stampe fotografiche di credenti e pescatori indiani, di imbarcazioni e cime ondeggianti, di diapositive tra il naturalistico e l’astratto; più che cercata nelle ruggini e nelle piastre filiformi o nelle orbite lapidee di personaggi mitologici; più che trovata nelle rughe frastagliate e avvampate o nei delicati equilibri tessili; più che riconosciuta negli sfondi dei volti o nelle repliche simmetriche degli orizzonti; più che ascoltata mentre si versa o spiata nei lucidi rivoli in cui è incanalata è soprattutto veicolo, mezzo di propagazione, spostamento, trasferimento. E’ imprescindibile medium, sorgente e vettore di ogni minimo palpito di vita. E’ anello ciclico, potere depurante e rigeneratore. E’ onnipresente, nella diversità di stato, informe, incolore, inodore. E’ energia primaria, rassicurante, insostituibile, fonte di speranza e nutrimento per tutti gli organismi viventi. A partire dalla nascita e dalla maternità. L’Acqua è sicuramente uno dei beni che impone all’uomo, per la conservazione della sua stessa specie, la condivisione. Ma le diversità di condizioni, di opportunità, di mezzi economici e di culture, rischiano di sbilanciare irrimediabilmente le attese di sviluppo e di diritto alla salute delle popolazioni dei cinque continenti. Qui a Nova Siri, il confronto, e questa rassegna in particolare, centrata sui registri dei linguaggi d’arte e della poesia dell’immagine, vogliono accennare, suggerire, alludere e provocare concatenamenti di idee, di movimento, di scambio, di trasporto, secondo l’andamento di flussi inarrestabili, incontenibili, come quelli della pioggia, dei ruscelli, dei fiumi che corrono al mare. E nella loro bellezza, nella loro ricchezza, nelle tante contaminazioni riflesse o inglobate ci rimandano al senso della vita, del mistero della sua origine e del fascino della sua continua trasformazione. Per chi coglierà l’occasione e accetterà di farsi “portare dalla corrente”, liberamente, ci potrà essere la sorpresa di imbattersi in qualche nuova scoperta o insospettata corrispondenza. Questa volta, a noi è toccato frugare fin nei meandri della terra, sotto un vulcano. Dal Vulture, dalle pendici di Monticchio, una risposta dissetante, con qualche bollicina minerale, l’abbiamo trovata. Il flusso delle emozioni, zampillanti come le gocce o congiante come la luce riflessa in un getto, fortunatamente, rimane puro e trasparente come l’acqua. Non faremo mai l’errore di arrestarlo. E, comunque, a nome di tutti: GRAZIE ACQUA! Piero Ragone
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