PASQUALE CHIURAZZI
Chiurazzi è fotografo nella piena accezione etimologica: è uno che
“scrive per immagini servendosi della luce”. L’uso dell’obiettivo prima
e dell’avvento delle macchine digitali poi, gli hanno solo fornito uno
strumento in più per decrittare la realtà ed esprimerla attraverso altre
raffigurazioni e forme.
Chiurazzi propone anche un particolare della Creazione, nella Cappella
Sistina. Due figure di spalle che guardano rapite:due persone qualunque
alle quali è riservato il privilegio di essere testimoni dell’atto
primigenio, quello dal quale tutto ha avuto origine. Isolati, unici
astanti che hanno lasciato fuori il mondo e il suo vociare, protetti da
diaframmi di luce avvolgente o ammutoliti da una porta oltre la quale si
intuisce un fuoco divoratore ma del quale non avere paura: caldo,
protettivo, oltre l’uscio.
Nella rappresentazione della torre di babele, l’unico elemento solido,
rassicurante, certo, è la casa con i tetti spioventi soverchiata dalla
torre che si protende verso il cielo. Un moloch reso ancora più
inquietante da un quadrante di orologio sullo sfondo privo di lancette:
che non può segnare il trascorrere del tempo né scandirlo. In primo
piano, una serie di losanghe, di campi arati o di onde che si
rincorrono, a fare da contraltare luminoso. In un’altra delle sue opere,
un vortice nel quale si amalgamano, invece di confondersi, i quattro
elementi, portando in primo piano, via via che lo si osserva, ognuno di
essi, tutti fondamentali, imprescindibili, ineliminabili. La terra, poi,
potrebbe essere qualsiasi terra: anche quella dei paesaggi di Rigoni
Stern: cupa, calpestata, coperta di neve. E la scomposizione dei quattro
elementi, ognuno costretto in un suo piano, sono una didascalia di uno
studio del tutto, partendo dalla separazione dei particolari. Operazione
impossibile in natura, invisibile ad occhio nudo, nota solo a quello
dell’artista che ce ne dà testimonianza.
Cerchi concentrici e speculari, poi, riproducenti senz’altro acqua ma
anche materia in movimento che ci guarda dal basso, con occhi
inespressivi ed immoti o acqua in cui si stemperano lettere e simboli,
nella quale trascolora il vissuto di ognuno, si riflette per un attimo e
scompare. Un’immagine invano inseguita nel tentativo di fermarla: appena
colto un segno o un brandello di spiegazione ad una domanda ancestrale,
è già altro: rivolo, vapore, ricordo. Le foto digitali di Chiurazzi,
perciò, non sono solo immagini o trasfigurazioni computerizzate della
realtà, ma realtà esse stesse. Riconoscibili come forme ed elementi che
ci appartengono, evocative, inquietanti o rassicuranti. Un tramite fra
l’artista e noi per squadernare ed interpretare la vita.
ARTURO TUZZI
PASQUALE CHIURAZZI Nato a Nova Siri, provincia di Matera,
Basilicata/Italia
Diplomato al Liceo Artistico di Salerno
Diploma di Laurea Accademia delle Belle Arti, Bari- corso di Scenografia
Professore Scuola Media Inferiore
Fotografo professionista
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