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IL
VIAGGIO TRA ESPRESSIONE, CIBO E COLORE
L´idea del "viaggio" ha da
sempre attraversato la storia di tutte le comunità ed ha ricoperto
un ruolo importante nella stessa letteratura. Possiamo pensare al
"viaggio" di Ulisse che attraverso una trama ricca di riferimenti
storici racconta il suo muoversi tra le popolazioni ed i miti del
tempo, al "viaggio" di Marco Polo che ci racconta di usi, costumi e
consuetudini della lontana Cina, ai "viaggi" di Julies Verne che già
nell´800 ci trasportano in una epoca futura, a quelli avventurosi di
Salgari che li scrisse attingendo dal racconto di chi c´ era stato
senza muoversi dall´Italia e lavorando di intelligenza e fantasia, a
viaggi reali intrapresi come iniziazione alla vita dai rampolli
delle famiglie più in vista della nobiltà europea del `700 e
dell´800 o da chi avvertiva, impetuoso, il desiderio di conoscere l´
Italia ed i resti delle sue antiche civiltà. Tutta la storia
dell´umanità è, quindi, attraversata, dall´idea del viaggio come
sete di conoscenza ma anche come momento di confronto con se stessi,
con le "umane possibilità". "Viaggio", però, anche per ricercare
nuove terre o per avviare in queste nuove attività o cercare nelle
stesse il proprio futuro, di cambiare così il proprio destino. Una
necessità, se vogliamo, resa ancora più impellente dalle situazioni
sociali, economiche e politiche che troppo spesso hanno reso
impossibile la vita a milioni di persone nel proprio Paese di
origine. Come non pensare ai profughi di Troia, distrutta dalle
fiamme ed al viaggio di Enea in quella che poi si sarebbe chiamata
Italia oppure a quello dei Greci che approdarono sulle coste
meridionali della nostra penisola dando così origine, anche con
commistioni indigene, a quella grande civiltà che fu la Magna Grecia
oppure a quei monaci anacoreti che insieme a folti gruppi di
popolazione proveniente da città e villaggi dell´Asia Minore si
sarebbero stabilite nelle regioni del Mezzogiorno d´Italia
originando una nuova e complessa civiltà, nelle stesse zone dove
poi, appena dopo l´anno Mille sarebbero apparsi i Normanni e le
popolazioni del Nord Europa, senza dimenticare gli spostamenti
all´interno dell´Europa di svariati gruppi di popolazione tra i
quali sintesi citiamo Goti, Ostrogoti, longobardi, etc.
Per giungere poi in tempi a
noi più vicini ed assistere allo spostamento, prima sotto forma di
controllo delle nuove terre scoperte oltreoceano, poi di
sfruttamento delle stesse con le grandi migrazioni verso le stesse e
dove il dato più rilevante lo si coglie nell´800 sino agli inizi del
secolo successivo. "Viaggi" a volte senza ritorno sfidando
l´imprevisto ed il destino. Così come i "viaggi" più recenti, da
ogni parte del mondo verso ogni parte del mondo, da vecchi e nuovi
teatri di guerra, verso nuove libertà, verso Paesi dove può prendere
corpo l´idea di un avvenire diverso. E nel domani sognato che vedrà
moltitudini di gente cambiare i propri stili di vita, nonostante il
cambiamento, resteranno -a volte nascoste dietro un velo soffuso-
vive le origini, l´appartenenza alla terra di partenza, ad iniziare
dai colori scelti per una tenda, al modo di disporre l´arredamento,
la scelta di oggetti da porre in qualche angolo, l´odore di un
piatto tipico cucinato -nell´era del consumismo globale- in
occasione di una particolare ricorrenza. "I viaggi", anche quando si
è trattato solo di un "viaggio della e per la conoscenza", e quindi
non dettato da particolari situazioni contingenti, hanno portato
all´arricchimento non solo interiore di "ogni viaggiatore", ma anche
di conoscenza "materiale" e "sensoriale" dei diversi aspetti della
quotidianità delle altre realtà. Come non pensare all´utilizzo di
determinate sostanze, un tempo sconosciute nella vecchia Europa,
utilizzate per ottenere particolari gradazioni di colore per
"tingere" i manufatti del tempo oppure alla conoscenza della seta,
oppure all´arte della riproduzione (pare dall´antica Cina) della
scrittura e delle altre forme espressive. Colori, arte, modelli
espressivi diversi che ancora oggi attirano la nostra attenzione,
suscitano il nostro interesse, invitano ad una attenta osservazione.
Come non pensare anche ai tanti prodotti che sono oggi alla base
della nostra alimentazione mediterranea, un tempo completamente
sconosciuti ed assenti almeno sino al XVI secolo dalle nostre tavole
(patate, pomodori, etc.) che solo "il viaggio", appunto, ha reso
possibile conoscere e sfruttare poi al meglio. Già, l´alimentazione,
che oggi rappresenta un fecondo terreno di ulteriori contaminazioni,
è il campo -insieme a quello artistico e linguistico- dove i
risultati di quello che noi definiamo "viaggio" ha sortito gli
effetti più interessanti ed a volte più dirompenti L´iniziativa
che l´Associazione Sud "Gigi Giannotti" propone vuole
rappresentare la sintesi di questo viaggio con i colori delle
immagini fotografiche di alcuni tra i più importanti fotoreporter, i
colori di altri luoghi e di viaggi, compresi quelli "recenti"
riproposti come "segno" di un momento particolare, come sofferta
testimonianza. I colori ed i segni, le espressioni artistiche,
saranno accompagnate dalla scoperta e/o riscoperta dei sapori di
ogni micro-realtà, dei propri prodotti e della particolare storia ad
essi legata.
Battista D'Alessandro
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Il viaggio
Il “viaggio”
dell’uomo prende inizio nella notte dei tempi,
il suo cammino ha sfidato l’ignoto nel tentativo
di costruirsi certezze,ha inventato le
religioni, la filosofia e la scienza per
forgiare il proprio destino, per rendersi così
artefice dell’accadere del mondo. Ma questo
egocentrismo
prometeo che vuole vivere sempre davanti a sé il
proprio divenire e bruciare i tempi al di là di
ogni cosa ,ci conduce nella spirale del
nichilismo, in un viaggio verso il nulla. Mai
infatti come in questo millennio l’umanità si
trova davanti a sé il rischio della propria
estinzione: basti pensare all’arsenale nucleare
accumulato, alla sua immane capacità distruttiva
e alla scarsità delle risorse a cui va incontro
il pianeta per la scellerata volontà di sviluppo
ad oltranza. Al tempo presente l’uomo si trova
davanti al bivio: se continuare nel suo
determinismo, oppure “fermare l’immagine” e
riflettere sulla malattia mortale che affligge
l’Occidente, quella mancanza di orizzonti di
senso di cui ci siamo spogliati. Da queste
premesse partono gli “Artisti” del progetto e
vogliono focalizzarealcuni frammenti del “cielo
stellato” percorso dall’umanità per la sua
emancipazione. Riflettere, non tanto per
riscrivere la storia, quanto per cogliere il
senso del nostro agire ed interpretare
l’omologazione a cui ci spinge la civiltà della
tecnica; circoscrivere cioè un modo diverso di
abitare il mondo; una specie di ritorno a casa
nel ristoro di quella filosofia aurorale che
trova nell’ Essere il suo punto di partenza. Il
viaggiatore è l’Uomo capace di mettersi in
gioco, che sa licenziarsi dai luoghi e misurarsi
sempre di più con una civiltà multietnica in un
territorio ormai grande quanto il mondo le cui
differenze si possono sopportare solo se saprà
costruirsi un nuovo bagaglio etico basato sulla
diversità, nel rispetto dell’altro.
Il progetto si avvale di diverse discipline
artistiche, e si presenta come un ’unica
installazione inserita in un contesto
scenografico ispirato al viaggio dove
fotografia, video, pittura e scultura
interagiscono per suscitare emozioni ma
soprattutto per focalizzare l’agire umano nel
corso della sua emancipazione. Il numero delle
opere verrà calibrato in funzione al luogo
espositivo; l’allestimento, che avrà una sua
componete modulare adattabile alle situazioni,
verrà creato con materiali leggeri ma
soprattutto con “objets trouvés” quali simboli
del viaggio (valige di cartone, bauli, reti…).
La scenografia si adatterà alle opere (ad es. un
monitor camuffato in un baule..) e verrà
sistemata ad isole compatte con un certo
contesto di opere a seconda del tema e le
diverse isole formeranno il percorso espositivo,
cioè “Il Viaggio”.
Parte delle fotografie provengono dall’archivio
storico dell’agenzia Fotogramma di Milano di
Mimmo Carulli; le foto evocano i flussi
migratori delle popolazioni del sud Italia, gli
spostamenti in massa avvenuti nella seconda metà
del novecento e i viaggi affrontati dalle
popolazioni extracomunitarie dopo la caduta del
muro di Berlino.
Gli scatti, dei fotografi/scenografi,
Pasquale Chiurazzi e Nino Oriolo, affondano
le radici nel contemporaneo, uno spaccato sulla
modernità con l’ utilizzo anche di tecniche
digitali.
Le sculture/installazioni di Giulio Orioli,
esplorano i codici della civiltà della
tecnica in cui gli orizzonti dell’uomo si
normalizzano e si riducono sempre più a mera
funzionalità.
Giulio
Orioli
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La
metafora del viaggio, via terra, via mare o
anche come volo, ricorre nelle opere di diversi
scrittori e poeti che l´hanno appunto utilizzata
in riferimento a molteplici aspetti della vita
dell´uomo: il distacco, la crescita, la
costruzione dell´identità. Possiamo dire che il
viaggio è paradigma della vita, del percorso
esistenziale di ognuno. Viaggiare è una metafora
densa. È una delle cose più semplici, ma
anche tra le più ricche di complessità.
Viaggiare è avvicinarsi a qualcosa di diverso,
ma anche allontanarsi da qualcosa di noto.
Viaggiare è come la conoscenza: assimilare
l'ignoto attraverso il paragone con ciò che è a
noi prossimo, noto. Conoscere è assimilare le
differenze, annullare le distanze: è rendersi
infiniti. Viaggiare è ciò che ci proietta in una
dimensione infinita perché è la negazione del
confine, del limite, del finito. Ciò avviene sia
fisicamente, sia spiritualmente. Per rendersi
conto della fascinazione dell'andare oltre,
basta riguardare Ulisse-Dante. Quando i confini
fisici sono esauriti, si aprono quelli
metafisici: ecco il viaggio nell'ade di Ulisse,
ecco il viaggio di Dante nei regni ultraterreni.
Andare oltre ha sempre affascinato. Viaggiare è
attraversare: è dare tempo e spazio
all'inquietudine. È ciò che ci dà una folla di
esperienze e sensazioni. Ci mette a confronto
con noi stessi, con la nostra identità, che è
non soltanto culturale, di appartenenza, ma è
anche identità dell'io, della particolare e
irripetibile singolarità. Ma l'io che riemerge
al termine del viaggio, che riapproda al punto
di partenza (che è la vera conclusione
dell'esperienza del viaggiare, è tornare a
casa), quell'io non è più lo stesso.
L'attraversamento dei confini spaziali, del
fuori, di luoghi altri, ha mutato la natura del
soggetto: nel viaggio spaziale si è inserito un
percorso spirituale nella profondità dell'io.
L'uomo è lo stesso e non più il medesimo: la
riduzione dell'ignoto, dell'esterno, si tramuta
in dilatazione del mondo interiore. Il limite
valicato, il soggetto fascinato dall'infinità
possibile appena scoperta. Questo bisogno di
distrazione è così forte che, per rendere
tollerabile la quotidianità delle nostre città,
s'inventano spazi artificiali, scampoli di
viaggi, di un altrove desiderato. Si pensi ai
giardini, ai parchi, agli zoo, ma anche alle
palestre, con le loro macchine che reinventano
in modo artificiale movimenti naturali.
Il viaggio è dell'uomo. Nomadi ed emigranti,
pionieri ed esploratori, astronauti e
pellegrini, turisti e pendolari si fanno
quotidianamente interpreti di questa esperienza.
Nel contempo la fantasia umana intesse viaggi
nei mondi impossibili del passato e del futuro,
della nostalgia e dell'utopia, dell'ignoto e
dell'al-di-là. Il viaggio è archetipo, modello
generale cioè, di tutto quanto parte, procede,
giunge e, a volte, ritorna; archetipo della
vita, dunque non solo nel senso banale del suo
fluire dalla nascita verso la morte, ma nel
senso pieno di un percorso attraverso esperienze
che plasmano, trasformano, alterano, configurano
l'identità. Il viaggio per antonomasia è quello
dal quale si torna cambiati. Ma è
anche quello che cambia. Ogni viaggio implica un
cambiamento: una trasformazione dello spazio in
funzione di chi e di cosa si muove, e una
trasformazione del tempo, perché ogni viaggio vi
si inserisce come esperienza costitutiva e ne
modifica l´assetto. In quest´ottica, nelle
molteplici accezioni del "viaggio", nelle
diverse implicazioni che ciascuno dà ad un
concetto così ampio e coinvolgente, è nata
l´esigenza di chiamare a confrontarsi artisti a
livello nazionale ed internazionale sul tema,
sulla scia di un percorso che l´Associazione SUD
"Gigi Giannotti" ha tracciato da anni e che si
concretizza ogni anno nel SIRISfestival.
Questa ampia premessa è necessaria per far
capire appieno il senso ed il valore artistico
dell´iniziativa e quanto essa necessiterebbe di
un sostegno che le consentirebbe di valicare gli
angusti confini di un territorio, mettendola a
confronto con altre realtà artistiche. Il
territorio sul quale si innesta il SIRISfestival
è, da sempre, un terreno di sperimentazione di
tendenze artistiche e nuovi fermenti. Le
lusinghiere critiche registrate in questo
percorso, la sempre maggiore partecipazione di
pubblico, la qualità ed il numero degli artisti
che, invitati, accettano di buon grado di
partecipare al Festival ed il numero di contatti
in rete registrati dal sito che ospita le varie
edizioni della manifestazione che tiene alto il
nome di Nova Siri in un contesto geografico
ormai dilatato oltre i confini nazionali, ci
spingono a continuare in questo solco, consci
però del limite costituito da una gestione
basata soprattutto sul volontariato ed il
sacrificio personale.
Arturo Tuzzi
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