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S.E. Mons. FRANCESCOANTONIO NOLE'

La Basilicata, già nella storia del suo nome, evoca un passato dalle forti connotazioni religiose, sia che questo derivi dalla nutrita presenza dei monaci basiliani, sia che esso abbia voluto indicare la Terra della Basilica, riferendosi alle meravigliose costruzioni religiose sparse per tutta la regione. Per capire l’origine delle varie manifestazioni religiose, dobbiamo, probabilmente, risalire all’origine arcaica di questi riti che molto spesso risale a culti legati al ciclo agrario dell’anno, riportato nei primi secoli cristiani nel calendario liturgico. Volendo però esplorare tempi a noi più vicini, dobbiamo risalire fino ai secoli IX e X, con l'arrivo dall'oriente dei monaci basiliani che diffusero in tutta la regione l'impronta del monachesimo bizantino. Dal punto di vista antropologico, tali manifestazioni possono essere considerate delle vere e proprie narrazioni, che riportano al presente eventi passati, reali o simbolici. Forse è proprio guardando la cosa da questo punto di vista che maggiormente si possono cogliere somiglianze e differenze presenti tra tutti i centri della regione. Queste si materializzano nelle diverse forme rituali delle feste patronali, che mettono in evidenza il modo in cui ogni singola comunità ha rielaborato i significati della propria fede. La manifestazione religiosa, può diventare un modo per fare un viaggio nel tempo senza perdere di vista le cose di oggi. Un modo per ripercorrere una storia millenaria, segnata dalla presenza greca e romana, dai resti di complessi difensivi e abitativi, da necropoli, sepolcreti e dai resti del monachesimo greco. Una ricca testimonianza del vivo e forte legame tra sacro e vita quotidiana. Tra gli esempi di questo vi sono le feste di Rotonda, Viggianello, Castelsaraceno e quella del maggio di Accettura, che assomma in sè significati di una festa religiosa e notevoli retaggi di un rituale pagano, che celebra la natura, il bosco e la loro fecondità. Si tratta di feste che si presentano, con simbolismi moltosimili che sfociano spesso nella forma rituale del pellegrinaggio. In ognuno di questi, la statua della Madonna o di un Santo viene trasportata, in processione, per le vie del paese o portata in un santuario, magari costruito su un monte, ed in un secondo momento sarà fatta rientrare in paese. E' evidente anche qui il significato simbolico legato ai ritmi dell'attività pastorale e al movimento delle greggi. Molto spesso si pensa che le feste di paese siano attualmente solo un retaggio di una cultura ormai estinta, il riproporre una forma consolidata dalla tradizione, ma vuota nel significato. Chi vive con fede tali esperienze si rende conto che non è cosi, infatti queste manifestazioni avevano, ed hanno ancora, aspetti dalla connotazione religiosa e penitenziale, dai quali però non devono essere disgiunte le espressioni di esteriorità tendenti a far prevalere il lato emozionale delle stesse, come nel caso delle rappresentazioni, scenografiche ed allo stesso tempo drammatiche, della Passione e Morte del Cristo. Le processioni della Settimana Santa sono dunque una sincera ed accorata espressione di fede religiosa e di pentimento, non solo un avvenimento di folklore locale dettato solamente dalla tradizione o, peggio, da effimere esigenze turistiche, poichè, se così fosse, esse sarebbero già estinte da tempo come è avvenuto per altre manifestazioni. La nostra fede si esprime anche con testimonianze, e segni, e tali sono le nostre processioni, segni tangibili di fede, patrimonio di tutti e vengono intensamente vissute da tutti, penitenti e fedeli, attori e spettatori. In questo sta il motivo della vitalità e della resistenza di tradizioni ormai lontane dalla vita di ogni giorno e per questo molto importante é conoscerle e farle conoscere per amarle, traendo forza dalle nostre radici.

                                                                                                                                                                                                                       Mons. Francescantonio Nolè Vescovo di Tursi-Lagonegro

 

 

 

 

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