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La Basilicata, già nella storia del suo nome, evoca un
passato dalle forti connotazioni religiose, sia che questo derivi dalla nutrita
presenza dei monaci basiliani, sia che esso abbia voluto indicare la Terra della
Basilica, riferendosi alle meravigliose costruzioni religiose sparse per tutta
la regione. Per capire l’origine delle varie manifestazioni religiose, dobbiamo,
probabilmente, risalire all’origine arcaica di questi riti che molto spesso
risale a culti legati al ciclo agrario dell’anno, riportato nei primi secoli
cristiani nel calendario liturgico. Volendo però esplorare tempi a noi più
vicini, dobbiamo risalire fino ai secoli IX e X, con l'arrivo dall'oriente dei
monaci basiliani che diffusero in tutta la regione l'impronta del monachesimo
bizantino. Dal punto di vista antropologico, tali manifestazioni possono essere
considerate delle vere e proprie narrazioni, che riportano al presente eventi
passati, reali o simbolici. Forse è proprio guardando la cosa da questo punto di
vista che maggiormente si possono cogliere somiglianze e differenze presenti tra
tutti i centri della regione. Queste si materializzano nelle diverse forme
rituali delle feste patronali, che mettono in evidenza il modo in cui ogni
singola comunità ha rielaborato i significati della propria fede. La
manifestazione religiosa, può diventare un modo per fare un viaggio nel tempo
senza perdere di vista le cose di oggi. Un modo per ripercorrere una storia
millenaria, segnata dalla presenza greca e romana, dai resti di complessi
difensivi e abitativi, da necropoli, sepolcreti e dai resti del monachesimo
greco. Una ricca testimonianza del vivo e forte legame tra sacro e vita
quotidiana. Tra gli esempi di questo vi sono le feste di Rotonda, Viggianello,
Castelsaraceno e quella del maggio di Accettura, che assomma in sè significati
di una festa religiosa e notevoli retaggi di un rituale pagano, che celebra la
natura, il bosco e la loro fecondità. Si tratta di feste che si presentano, con
simbolismi moltosimili che sfociano spesso nella forma rituale del
pellegrinaggio. In ognuno di questi, la statua della Madonna o di un Santo viene
trasportata, in processione, per le vie del paese o portata in un santuario,
magari costruito su un monte, ed in un secondo momento sarà fatta rientrare in
paese. E' evidente anche qui il significato simbolico legato ai ritmi
dell'attività pastorale e al movimento delle greggi. Molto spesso si pensa che
le feste di paese siano attualmente solo un retaggio di una cultura ormai
estinta, il riproporre una forma consolidata dalla tradizione, ma vuota nel
significato. Chi vive con fede tali esperienze si rende conto che non è cosi,
infatti queste manifestazioni avevano, ed hanno ancora, aspetti dalla
connotazione religiosa e penitenziale, dai quali però non devono essere
disgiunte le espressioni di esteriorità tendenti a far prevalere il lato
emozionale delle stesse, come nel caso delle rappresentazioni, scenografiche ed
allo stesso tempo drammatiche, della Passione e Morte del Cristo. Le processioni
della Settimana Santa sono dunque una sincera ed accorata espressione di fede
religiosa e di pentimento, non solo un avvenimento di folklore locale dettato
solamente dalla tradizione o, peggio, da effimere esigenze turistiche, poichè,
se così fosse, esse sarebbero già estinte da tempo come è avvenuto per altre
manifestazioni. La nostra fede si esprime anche con testimonianze, e segni, e
tali sono le nostre processioni, segni tangibili di fede, patrimonio di tutti e
vengono intensamente vissute da tutti, penitenti e fedeli, attori e spettatori.
In questo sta il motivo della vitalità e della resistenza di tradizioni ormai
lontane dalla vita di ogni giorno e per questo molto importante é conoscerle e
farle conoscere per amarle, traendo forza dalle nostre radici.
Mons. Francescantonio Nolè Vescovo di Tursi-Lagonegro
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