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IL MISTERO
DEI “MISTERI”.
Mistero della
vita, Mistero della morte, Mistero della Fede, Misteri
Dolorosi…”processione dei Misteri”.
Tutte queste
terminologie riconducono ad un unico sentimento che, soprattutto
nell’ Italia meridionale, è alla radice di quanti fanno dei rituali
e dei riti della Settimana Santa un momento di grande attesa, che
finisce col Sabato Santo e ricomincia il giorno di Pasqua.
Pare quasi,
in tante realtà del nostro Sud, che lo spettatore attento di queste
annuali e ripetitive manifestazioni, da oggetto passivo a cui il
messaggio di fede deve giungere, divenga talora il protagonista
principale.
Infatti le
sacre rappresentazioni a mezzo di quelli che popolarmente vengono
chiamati “Misteri”, possono generare nella persona una tale
immedesimazione con i propri vissuti emotivi, da creare nell’ animo
uno stato di sofferenza che si traduce in un senso di liberazione
dalle passioni quotidiane.
Strumenti di
questo involontario e inconsapevole coinvolgimento sono le lacrime
delle Addolorate che seguono le bare, i cataletti, le urne, le vare
che accolgono il corpo esanime e piagato dei Cristi, portati a
spalla da confratelli che si lasciano cullare dal sublime e mesto
suono delle bande che eseguono marce funebri; sono i Cristi
flagellati, derisi e caricati di una pesante croce, grondanti rivoli
di sangue e con gli occhi tra lo stupefatto ed il supplicante; sono
i volti dei personaggi della Passione, le Maddalene, le Pie Donne,
rigati di lacrime e tumefatti dal pianto.
Questo
“dramma rivissuto” induce uno stato di vera e propria “catarsi” che
da individuale diventa collettiva.
Quella
“catarsi” come liberazione dalle passioni che, secondo Aristotele, è
la tragedia come “mimesi” della realtà, attraverso la
rappresentazione di vicende che suscitano forti emozioni o pietà, il
cui effetto è quello di purificare, sollevare e rasserenare l’ animo
dello spettatore da quelle stesse passioni, permettendogli di
riviverle allo stato contemplativo.
Quella stessa
“catarsi” che secondo Platone è la liberazione dal corpo, per opera
della morte, vista come ritorno dell’ anima alla perfezione, dopo le
costrizioni limitanti vissute nella materia; un processo cioè
attraverso il quale ci si libera dalle impurità dello spirito per
tornare allo stato di purezza originaria.
Queste teorie
espresse tanti secoli fa dai due grandi filosofi dell’ antica e
pagana Grecia, si rispecchiano nel “Mistero della morte” di Gesù
Cristo che, attraverso il grande “Mistero della Fede”, riconduce il
Cristiano alla interiorizzazione e riscoperta di quello che è il
grande “Mistero della Vita”.
Catalizzatore
di questo insorgere di sentimenti è senza dubbio l’ effetto
inconscio che l’ uomo, parte dell’ universo Terra, subisce con la
concomitanza della rievocazione della Passione e del risveglio
primaverile della natura, dopo la “morte apparente” dell’ inverno.
Tutte queste
manifestazioni, umane e naturali, conducono sinergicamente ad un
unico punto di arrivo: la Resurrezione, la Pasqua del Signore e l’
impegno dei credenti in un passaggio ad un nuovo stile di vita,
purificato attraverso l’ esperienza della Quaresima e della
Settimana Santa.
Parrebbe
quasi, tutto quanto fin qui detto, che il messaggio trasmesso da
quei “Misteri” che ogni anno sfilano davanti agli occhi commossi e
stupefatti di tante persone, sia solo stereotipata ripetizione di
qualcosa di tramandato da padre in figlio, ma invece è qualcosa che
accomuna in percezioni, turbamento dell’ animo e senso di
liberazione, sia le persone più semplici che quelle di più elevato
livello culturale, rendendole un “unicum” che trasforma quella
“catarsi” innanzi detta, da individuale a collettiva.
E’ questo, in
fondo, il vero Mistero che aleggia intorno a quelli che noi
chiamiamo i “Misteri” della Passione.
Francesco
Stanzione
Priore
Arciconfraternita della Morte di Molfetta
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