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LINDA DE’ NOBILI, il fotoreportage umanista
Il rispetto delle culture, delle diversità etnografiche, la voglia
di scoprirle, per rappresentarle nella memoria e nell'immagine a se
stessi e agli altri, la fotografia come mezzo di comunicazione fra
il fotografo e il soggetto, che non deve subire passivamente il clic
dell'otturatore, la scoperta di ciò che è il vivere quotidiano, per
le genti lontane dai modelli "industrializzati occidentali", questo
è ciò che Linda De' Nobili chiede a se stessa e alla fotografia.
Il fotoreportage, per la sua peculiare missione a riprendere la
gente negli ambienti domestici, nel lavoro, nelle strade della vita
reale, nei momenti di socializzazione festosa o rituale, è lo
strumento espressivo prediletto di Linda De' Nobili.
Ma il fotoreportage per sua natura, è lo specchio dell'anima del
fotografo, riflettendo in chi fruisce l'immagine fotografica, il
punto di vista da cui vengono rappresentate le persone, inserite nei
racconti fotografici.
Le persone che compaiono nei frammenti di vita delle fotografie di
Linda, trascendono dal loro ruolo di "soggetti", per diventare una
proiezione di ciò che la fotografa "cerca". Il risultato (lo
scatto), scaturisce dalla ricerca di mediazione, fra il proprio
essere fotografa-di reportage-occidentale, che falserebbe
l'atteggiamento della persona ripresa, per scrivere con la
fotocamera un racconto di vita, di cultura, di quotidiano, così come
sarebbe, senza l'intermediazione ingombrante della fotocamera
stessa.
E' come ci dice Linda: "fermare visivamente
e non solo nella memoria i luoghi, i volti delle persone che ho
incontrato e le situazioni che ho vissuto, la mia intenzione, però
è anche quella di testimoniare altre realtà, di comunicare la
diversità per renderla più familiare", quindi la fotografia come
sguardo pieno di ansia umanista.
Fotografare per capire, evitando di usare la fotocamera, come freddo
strumento di registrazione, che diversamente diventerebbe
rappresentazione didascalica, incapace di dare forza narrativa alle
scene di vita quotidiana e di cultura, lontane dalla nostra
sensibilità di occidentali, già abbastanza inquinata da secoli di
separatezza non solo geografica, ma anche culturale e religiosa.
Ma c'è dell'altro fra le pieghe della fotografia di Linda De'
Nobili, è la partecipazione umana alle vicende gioiose, dolorose, la
speranza nel domani delle genti "a sud del Mondo", la voglia di
scoperta delle identità culturali, fra occidente e oriente, nord e
sud degli abitanti del pianeta Terra, in cui questa sarebbe le
globalizzazione giusta.
L’ostacolo più grande per Linda a ogni “sessione fotografica”, è
stabilire il contatto umano, quasi la complicità con i soggetti, per
trasformarli in persone davanti all’obiettivo e avere così da loro
il grande dono, di un istante della loro vita, ma è proprio questo
ostacolo a rendere il momento dello scatto, esaltante come una
vittoria su se stessi, liberatoria e fraternizzante.
Fotografare per fissare nella memoria, fotografare per capire,
fotografare per incontrare, fotografare alla ricerca di un sorriso
del "diverso", per scoprire che in realtà la paura dello straniero,
è solo proiezione sull'altro delle nostre paranoie.
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