LAURA JELENKOVICH

Laura Jelenkovich,

nata a Genova. Laureata in giurisprudenza all’università di Genova è attualmente laureanda in metodologie filosofiche. Ha conseguito nel 2004 un master in giornalismo e comunicazione e ha partecipato a seminari in comunicazione dal sud del mondo tenutisi a Nairobi e Lusaka tra il 2004 e il 2005. Dal 2003 si dedica professionalmente alla fotografia e ha curato in particolare un reportage sulla Repubblica del Centro Africa dal quale è stata estratta una mostra esposta a Genova, Arenzano e Praga. In Africa ha eseguito reportage anche in Kenya, in Zambia e a Zanzibar, concentrandosi sull’importanza del mercato nelle realtà africane. Si occupa anche di fotografia naturalistica e subacquea e sta attualmente curando un lavoro per la promozione dell’entroterra e delle montagne liguri.

Per informazioni e contatti

www.laurajelenkovich.com

Laura Jelenkovich

 Ho iniziato la mia avventura di fotografo professionista affrontando una grande sfida: raccontare attraverso le immagini le realtà della vita africana, sempre filtrate dalla carta stampata o dallo schermo di un televisore. Chi guarda non tocca le lacrime dei bambini e non sente veramente il loro pianto: sono immagini che scorrono di pance enormi e corpi magrissimi per la denutrizione, di sofferenza, di volti scavati e occhi colmi di tristezza. L’Africa è anche questo, sì, ma non soltanto questo: è un paese dove i bimbi hanno sguardi fatti di innocenza, l’innocenza che trovano crescendo tra un cielo profondo e intenso, una terra rossa e vibrante come lava sotto il sole, tra alberi con rami carichi di verdi fantasmi tesi all’infinito. Sono desiderosi di carezze, di abbracci e di affetto. E’ questo che volevo trasmettere attraverso le mie foto: la passione, la forza e la vitalità che impregna ogni granello di polvere. Catturare l’impressione del momento e imprigionarne il senso. All’apertura della mia mostra fotografica sul Centro Africa era presente uno dei missionari che avevo conosciuto durante la mia permanenza a Baoro. C’erano le telecamere di Raitre e alcuni giornalisti. Ma l’unica voce che volevo ascoltare era quella del missionario che si aggirava estatico tra le foto, con gli occhi che brillavano, e ripeteva tra sé: “Oh sì, è proprio così. Il mio mercato, la mia gente. Ecco mentre preparano la manioca. Sì è davvero la mia Africa”. Non dimenticherò mai quelle parole, sono la critica migliore del mio lavoro che abbia mai ricevuto. Non importa lo stile, né l’elogio accademico. Bisogna comunicare e secondo lui l’avevo fatto. L’Africa è una terra dove la magia si sprigiona in ogni alito di vento, si diffonde nell’aria e ti ruba l’anima. La mia l’ha già presa, forse, da lontano, toccherà anche la vostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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