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Michele DEL VECCHIO fotografo: nato a Taranto nel 1940 dove vive e lavora. Tel. 099/7792469 Michele Del Vecchio, attento osservatore scopritore dei luoghi come degli usi e dei costumi della sua terra, in tutta la sua produzione artistica, è stato capace di trasmetterci suggestioni, emozioni, che ci aiutano a riflettere su alcuni aspetti della storia degli uomini e delle cose per meglio ricordarle nel tempo. Del Vecchio non solo coglie i volti ma anche i risvolti delle cose degli uomini senza rinunciare però nelle sue opere, ha curare l’armoniosa calibratura cromatica e compositiva. La fotografia di Miche Del Vecchio è nello stesso tempo diretta e intrigante quanto accattivante e rivelatrice. A scorrere, anno dopo anno la produzione artistica di Del Vecchio-fotografo pioniere e scopritore, ci si trova di fronte alla capacità, e soprattutto voglia, di fotografare aspetti singolari ed inediti della realtà, spesso misconosciuti dai più. Ciò rende l’artista qualcosa di più e di diverso di un cronista. È un cronista, attento quanto smaliziato, che sa individuare, quasi d’istinto, i luoghi, le persone, gli accadimenti, i momenti e la natura segreta dei legami, spesso sotterranei che intercorrono tra questi, animando la lotta dell’uomo nella sua continua ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. Il suo sguardo di fotografo-scopritore non disdegna di fissarsi su aspetti della vita e su soggetti umani, dai più considerati minori, che oggi però, a distanza di anni, si appalesano in tutto il loro spessore socio-antropologico e nella loro valenza poetica. E grazie ad un’artista della sensibilità di Del Vecchio se può essere richiamata la nostra memoria, la singolare vicenda umana di Matteo il calzolaio, che negli anni settanta in un particolare momento della sua vita decise, pur non avendo la piena capacità di movimento, di ritirarsi a vivere da asceta laico, lontano dagli uomini, senza chiedere il permesso ad alcuno, senza contratto di fitto neppure in comodato gratuito, in un’area di pertinenza della famigerata idrovora che risucchia l’acqua dal Mar Piccolo , per il raffreddamento degli altiforni dello stabilimento siderurgico, di proprietà dell’Italsider, ad un tiro di schioppo dal nobile fiume Galeso. È forte l’emozione che suscita la fotografia di Matteo l’asceta laico a quanti lo hanno visto o intravisto da lontano muoversi, con le sue stampelle tra muri a secco, balze, alberi di fico e di susine, con l’agilità e l’eleganza di un camoscio. A volte si aveva l’impressione che in quei luoghi Matteo si muoveva meglio lui con una sola gamba che altri con due!. In questo luogo, Matteo ha vissuto un lungo tratto di vita, lontano dagli uomini ma in simbiosi con alcuni cani randagi ai quali aveva accordato asilo ad effetto, costituendo con essi una singolare “comunità”. Affetto che gli fu contraccambiato al momento della sua morte avvenuta nel misero abituro da lui costruito con materiale di fortuna, allorché furono i suoi fedeli amici, dopo aver guaito per oltre una settimana, a richiamare l’attenzione affinché la mano dell’uomo gli desse sepoltura. Spesso dietro le fotografie di Michele Del Vecchio, a ben guardarle, è possibile individuare tutte le tensioni e contraddizioni che si generano nelle nobili aspirazioni come nelle miserie della vicenda umana. Filippo Di Lorenzo |
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