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RITA GUIDO E' nata a Gallipoli - LE- Ha insegnato presso gli Istituti d' Arte di Poggiardo e Galatina. Da oltre quarant'anni partecipa alla scena artistica nazionale e internazionale. Ha conseguito numerosissimi premi, riconoscimenti e consensi critici. Fino agli anni 80, il primo ventennio di impegno pittorico, si è imposto all'attenzione per le opere espressionistiche vicine alla maniera tedesca, con forti accenti cromatici. Dopo un periodo di cambiamento e allontanamento da questo genere, è approdato ad una ricerca simbolista, che in fasi successive, ha approfondito gli archetipi della giara, dell'albero, della foglia, della mela, della treccia, della piuma, della luna, della stella e da ultimo dei coni. Dall'80 all'86 con esposizioni e presenze Rita Guido ha animato il gruppo "Terra d'Otranto". Insieme alla pittura ad olio su tela, in studi protesi verso il materico, ha affiancato anche elementi in cartapesta. Significativo l'impegno nelle realizzazioni grafiche. I tematismi simbolici, le metafore, gli sviluppi fantastici di una fervida e poetica proiezione mentale sono finiti nei solchi delle lastre di zinco, rame e ottone per acqueforti, acquetinte, punte secche, cere molli. Altre produzioni sono state risolte con pastelli e gessetti. Alla mediterraneità dei colori del Salento ha via via sostituto quelli più freddi del blu e dell'azzurro, tra cobalto e Prussia, per interpretare luci e toni più consoni ad una sorta di melanconia che pervade il suo immaginario ispirato da un'inesauribile fonte interiore.Il suo mondo, un pò ermetico, un pò surreale, nella simbiosi di sensibilità- poesia - pensiero ruota adesso intorno "alla fiaba della vita", una chiave ulteriore di quel trasporto, di quel possedimento, dei rapimenti di immagini e di consistenze che la spingono nei territori di cielo e di mare, di aria e di colore, dove"galleggiano" leggere le sue zattere, i suoi aquiloni, gli appigli e i veicoli del continuo errare in uno spazio che la Guido sa prolungare fino all'infinito. Nei due studi di via Cosimo De Giorgio e Armando Diaz di Lecce ha "scomposto ciò che è composto"dedicando queste opere in mostra alla memoria del suo caro marito Gigi Giannotti, novasirese, scomparso prematuramente nel febbraio 2000.
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