ROCCO
MOLINARI Nasce
ad Accettura (Matera) nel 1924. Si è formato a Firenze. Ha frequentato lo
studio toscano dello zio scultore Francesco Pesce. Ha insegnato “Figura e
ornato” al liceo artistico di Salerno. Dopo
cicli di lavorazione in terracotta, orientati alla figurazione popolare, legata
ai mestieri e ai personaggi della quotidianità e della civiltà contadina, -
una raccolta di questo repertorio sul maggio di Accettura è stata acquisita
dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata di Matera - la
sua ricerca lo ha portato all’uso e all’assemblaggio di diversi materiali,
trasformando radicalmente il suo approccio linguistico e il rapporto con la
forma. Ferro, lamiere, mattoni,
reti, stucco, tela e finanche plexiglas sono ora saldati, cuciti, ossidati,
trasformati da una visione più astratta della possibilità creativa. E’ nata
così una scultura scarna, essenziale, autonoma da scuole e tendenze
contemporanee. Uno stile impregnato di memoria, senso della storia, che tra
elementari complessità e sfida tecnologica, rivendica all’uomo una vitalità
e un’identità che Molinari, non solo non ha smarrito, ma continua a gestire
con sobrietà e rigore. Alimentando un intento narrativo in oscillazione tra
suggestioni archetipiche e simulacri post-informatici, come postulano le
evocazioni dei titoli. Le
mimesi progressive – quelle aperte di cerchi filiformi o chiuse di teche
arrugginite – non si fermano all’immaginario plastico. Le scale cromatiche,
i giochi delle sequenze appartengono anche alla pittura o interventi d’arredo. Piero
Ragone