NEL NOME DI YEMAYA' |
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città cubane può capitare di incontrare persone vestite tutte di bianco o di azzurro e
bianco che indossano monili, in genere bracciali e collane di perline, che riprendono i
colori degli abiti. Così si riconoscono i seguaci della santeria, una religione
complessa nata all'epoca della schiavitù. Le popolazioni africane costrette ad
accettare la religione dei conquistadores adattarono il cattolicesimo alle loro
credenze, creando così un sincretico dove gli dei yoruba della Nigeria presero il volto
dei santi cattolici. Ecco allora che Yemayà, dea delle acque e
della maternità, assume le fattezze di una Madonna cattolica, la Santa Virgin de
Regla, vestita di azzurro,mentre Babalù Ayè, dio delle cause
disperate, diventa San Lazzaro, e la vigorosa divinità guerriera Changò
prende le forme di Santa Barbara. I fedeli vestono i colori delle divinità cui sono devoti
e vengono affiliati alla Santerìa dal "santero" o "babalao", il loro
sacerdote.Ma prima della cerimonia devono essere battezzati da un prede
cattolico:difficile da capire ma incredibilmente affascinante. I Santeri cubani,
vengono considerati potentissimi e richiamono fedeli da molte località del Sud e centro
America. Le cerimonie della Santeria, accompagnate da balli e frenetiche musiche
afro-cubane si tengono nella case del Babalao:i tamburri rullano all'impazzata e gli dei
Yoruba arrivano attraversando gli oceani e rivelandosi nei fedeli che cadono in
stato di trance. Chi vuole accostarsi al rito deve essere
presentato a un Santero:due amici devono garantire per l'iniziando, testimoniare la sua
buona fede e il suo desiderio di ricevere il Santo. Mentre in Brasile e ad Haiti i culti di
possessione africani hanno luoghi pubblici e spazi collettivi molto ampli, a Cuba i
riti sono privati, si fanno nelle case dei Santeros, in piccoli cortili circondati da
mura.Per prima cosa tre uomini consacrati,guidati dal Santero,cercano per l'iniziando un
"Angel de la Guardia":il santo protettore, l'Orishà a cui appartiene. Si prepara
il grande piatto di legno coperto di polvere sacra di erbe, si gettano le piccole noci e le
conchiglie e attraverso segni e numeri sacri si scopre il dio a cui l'adepto deve
dedicarsi per la vita. Con la seconda iniziazione si riceve il Cofà,il vaso segreto
della divinazione, e gli emblemi dei Guerrieri. Si deve restare segregati per tre giorni a
casa del Santero, digiunando e in completa astinenza.Si deve dormire su un letto di erbe
purificanti raccolte precedentemente durante il plenilunio. All'alba del terzo giorno
l'adepto si veste di bianco:circondato dai tre padrini e davanti alsole che sorge deve
bere una porzione di erbe per Ossain, dio della vegetazione.Senza il suo aiuto nessuna
cerimonia può essere celebrata perchè Ossain detiene il potere delle piante
liturgiche e medicinali, detenie l'Axè, la grande magia della natura di cui gli altri
dei non possono fare a meno. La parte più intensa del rito si svolge a occhi
bendati:dopo diversi giuramenti di obbedienza, l'adepto, in ginocchio,riceve in bocca il
collo ancora palpitante di un gallo sgozzato e offerto in sacrificio e ne deve bere
tutto il sangue ,tiepido e dolciastro....Agli occidentali ciò può sembrare
eccessivo:eppure il sapore del sangue,come per magia,ci riporta alle nostre origini
selvagge. L'adepto è ancora segnato sulla fronte prima di ricevere gli oggetti sacri
degli Orishas:l'effigie di Elegguà, i ferri di ogun e di Changò, il galletto di stagno di
Ossain. Nel vaso di argilla sigillato si mettono cose misteriose, elementi
segreti che non si devono mai rilevare. E il patto eterno con il santo, il giuramento di
reciproca appartenenza.
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