Presentazione del Romanzo " TORBIDO SIRI" 

Nel secondo millennio, il geografo arabo Edrisi, nel corso dei suoi viaggi in terre lontane e tra popoli del Mediterraneo, si addentrò nel breve tratto del fiume Sinni che descrisse come navigabile e come ottimo posto per l'ancoraggio delle navi. Navigò il fiume per un buon  tratto e fu colpito dal silenzio che vi regnava, nel descrivere i luoghi visitati definì il Sinni  "Il fiume del silenzio".

Il nostro autore, Gigi Giannotti, nel suo romanzo, lo definisce, invece, "Torbido Siri" (da qui il romanzo omonimo che ne è derivato).

L’autore nella scelta del titolo, ha tratto spunto sicuramente dal principio di un triste verso  "Torbido Siri, del mio mal superbo", con il quale la quale la poetessa di Valsinni, Isabella Morra, indirizzava al padre l’estremo saluto affidandolo al Sinni.

"Torbido Siri" ci riporta lontano, ci riporta a Bollita l'odierna Nova Siri e ad una storia d’amore bella ma irreale, quella tra Isabella Morra e Diego Sandoval De Castro, barone dell'allora  Bollita e poeta d’origine spagnola.

Dal romanzo del nostro Autore, l’insigne prof. Luigi Giannotti, rivivremo, almeno in parte e  sotto una luce nuova, quella dell’ironia e del sarcasmo, le emozioni e i palpiti di un passato  nostalgico, quel passato che vedeva protagonisti Isabella Morra e Diego Sandoval De Castro,  immersi nella storia di Favale e di Bollita ma anche nella storia della Francia e della Spagna.

Fascino, emozioni impalpabili, ricordi lontani, immagini però nitide, storie di un passato vivo e onnipresente: vicino e accanto a noi, perchè torna a rivivere in queste pagine, attraverso le parole "ironiche" e "ridenti" del prof. Giannotti.

Bollita di allora, Nova Siri di oggi: sempre nel cuore dell'Autore; questo piccolo paese in cui  l'Autore ritrova le sue radici (mai dimenticate) e l’ispirazione che lo contraddistingue.

Un'ispirazione ironica e sarcastica la sua, ma anche vera ed originale. Un linguaggio tutto        "suo" e "particolare", un linguaggio unico, irripetibile, d’eccezione. Una lingua scarna,semplice, ma sempre efficace e comunicativa nella descrizione di personaggi e di eventi.

Termini popolari, detti proverbiali e dialettali, motti e motteggi senza tregua si susseguono nel romanzo con ritmo incalzante e dinamico quanto dinamica e vitale è l’intelligenza che ha caratterizzato da sempre l'Autore. Colto, ma mai " pesante " nello scrivere, nel " comunicare " quello che lui considerava un tesoro inalienabile: la cultura.

Prof. Maria Carmela Stigliano

 

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